Il nuovo progetto sperimentale
di Lucina Lanzara fra musica
jazz, world, new age e reading
balarm magazine 12
di GIGI RAZETE
“VoXas” al cuore
delle emozioni
Non è una cantante Lucina Lanzara (nella foto), non
nel modo usuale. La sua voce è di quelle che sanno
dimenticare le pur notevoli doti di estensione, flessibilità
e bellezza timbrica per abbandonarsi interamente
all’intensità dell’interpretazione, al potere evocativo delle
storie raccontate. Già coi precedenti “De mare” (edito
da Rai Trade) e “Il canto del sole”, progetti che l’hanno
segnalata all’attenzione nazionale, la vocalist romana
(ma cresciuta a Genova e ormai da anni stabilitasi a
Palermo) aveva espresso grande temperamento,
mostrando di appartenere a quella assai ristretta schiera
di artisti per i quali la modulazione della voce, piuttosto
che scintillante ed ostentato esercizio di virtuosismo,
è soprattutto strumento privilegiato per giungere al
cuore delle emozioni. In “VoXas – Il Grano e l’Alba” va
ancor più oltre ed alle suggestioni visive con cui sa dare
immagine, forma e colore ai paesaggi emotivi narrati
aggiunge adesso anche la capacità di suscitare molte
altre sensazioni fisiche, perfino termiche ed olfattive,
tutte di sorprendente vivezza. C’è, in “VoXas”, un affresco
assolato, quieto e drammatico ad un tempo, che
richiama le millenarie distese della Magna Grecia, come
fossero riprese in un lungo ed aereo piano-sequenza; c’è
l’innocenza pagana e naturalistica di amori che congiungono
umano e divino; c’è il respiro caldo e avvolgente di
una sensualità panica; c’è l’odore del grano falciato di
fresco e dei covoni lasciati al sole; c’è il brivido leggero
che preannuncia il cedere del giorno all’incalzare delle
tenebre. E’ storia semplice ma densa di metafore quella
narrata in “VoXas”: l’alba sorge dalla notte, si affaccia
trepida sul mondo, si innamora di un campo di grano e
consuma quella passione, che è di amore ma anche di
morte (la mietitura), nel breve spazio che le è concesso
dall’irrompere del sole, dal luccichio impietoso delle falci,
dal sudore ansante dei contadini e dalle altre albe che
verranno dopo di lei. Nel disco, edito da Nota Preziosa, a
dare suono alle immagini ed alle suggestioni sensitive
provvedono, con grande immedesimazione, il sax tenore
di Stefano D’Anna (il campo di grano), il contrabbasso
di Marko Bonarius (la Terra), le percussioni di Rosario
Punzo e la voce narrante di Maurizio Spicuzza oltre,
naturalmente, alla flessuosa vocalità di Lucina Lanzara
(l’Alba). I tredici movimenti si snodano tra citazione contemporanea
e canzone popolare, jazz e new age, lied ed
elegia, candore e sensualità, teatro di parola e flusso
libero di emozioni. Ma c’è, in “VoXas”, soprattutto lo
spessore e la flessibilità di una scrittura che consente
alle musiche (composte da Bonarius, D’Anna, Lanzara e,
in un brano, Paolo Damiani) ed ai testi (di Lucina Lanzara
e Nonuccio Anselmo) di offrire piani di lettura anche
molto diversi da quelli fissati su disco, come è stato possibile
cogliere dalla formazione, alquanto differente, esibitasi
a febbraio all’Auditorium della Rai di Palermo, con
il contrabbasso di Massimo Patti (la Terra), la chitarra ed
i live electronics di Francesco Guaiana (il Grano), il violino
elettrificato di Mario Bajardi (le Spighe e il Giorno), le
percussioni di Michele Piccione, la voce recitante di
Spicuzza e quella, meravigliosamente sospesa tra cielo e
terra, di Lucina Lanzara. Una storia senza tempo e, per
ciò stesso, attualissima. |